G come Giselle, il personaggio che forse più di ogni altro una ballerina sogna di danzare.
- Un ruolo che, oltre alla tecnica, richiede straordinarie doti interpretative. Non a caso l’étoile Svetlana Zakharova ha dichiarato: “Giselle è quel tipo di balletto che è quasi impossibile interpretare senza aver provato sentimenti altrettanto forti nella propria vita, come un grande amore o un tradimento.”

Carla Fracci nel 1964 in Giselle ph Erio Piccagliani
G come Guerra
E il pensiero torna proprio alla Zakharova. Dallo scoppio della guerra in Ucraina, la sua presenza al Teatro alla Scala come étoile ospite, alla quale eravamo abituati da anni, è di fatto scomparsa. Fa quindi un certo effetto vederla comparire qua e là in altri teatri italiani o, più recentemente, vederla annunciata a Bologna.
Anche la partecipazione degli atleti russi alle Olimpiadi di Parigi 2024 e di Milano-Cortina 2026 è stata ammessa solo in parte: alcuni hanno potuto gareggiare come atleti individuali neutrali, senza bandiera né inno nazionale.
Quel che è certo è che non è mai semplice decifrare lo scacchiere sul quale si muove una guerra. E ancora più difficile, talvolta, è capire chi stabilisca dove tracciare il confine tra cultura, sport e politica, chi decida le esclusioni e chi, invece, approvi le eccezioni.
Per par condicio, visto che la ballerina citata sopra si è schierata dalla parte del Paese aggressore, accompagno questo articolo con la foto di quella che, per noi italiani, rimane la Giselle per eccellenza: Carla Fracci.
Si parlava di G come Giselle ma, ahimè, siamo finiti inevitabilmente a parlare di un’altra G: Guerra!
