Dal 22 ottobre al 22 novembre una mostra fotografica porterà il pubblico dentro il processo creativo da cui è nato il capolavoro che arriva per la prima volta alla Scala
Dal 7 al 21 novembre la produzione che suggella la programmazione di Balletto 2025/2026 unisce nel nome di Stravinskij due pietre miliari della danza di tutti i tempi: accanto al ritorno di Apollo di George Balanchine, la serata segna il debutto scaligero di Le Sacre du printemps di Pina Bausch.
Pina Bausch ha legato il suo nome alla Scala solo una volta, nel 1983, con il suo Tanztheater Wuppertal in Kontakthof. Ma quello di quest’anno è il primo momento nella storia in cui il Corpo di Ballo delTeatro alla Scala si confronta con l’universo artistico e il linguaggio di Pina Bausch, attraverso una delle sue opere più potenti e immortali. Si tratta dunque di un evento memorabile per il Teatro alla Scala, per la sua Compagnia e per il pubblico.
Per dare il massimo risalto a questo evento, una mostra fotografica dedicata a Le Sacre du printemps di Pina Bausch introduce il pubblico nel processo creativo da cui è scaturito questo lavoro.
Per questo, lo spazio prescelto per la mostra è il Ridotto dei Palchi, che riceve gli spettatori della Scala in ogni intervallo di balletti, opere, concerti, e tutti i visitatori del Museo che vi transitano in durante le loro visite. La mostra sarà visibile dal 22 ottobre al 22 novembre, coprendo dunque tutto il periodo in cui sarà in scena il dittico di balletti.
Una meravigliosa opportunità per valorizzare ulteriormente la collaborazione tra il Teatro alla Scala e la Fondazione Pina Bausch, che ha curato direttamente la scelta delle foto e la loro sequenza: dai suoi archivi rarissimi e inediti scatti di prova e di spettacolo ritraggono la stessa Bausch e gli artisti del Tanztheater Wuppertal, e, snodandosi su 18 pannelli con circa 16 foto stampate a diverse grandezze, coprono i primi venti anni di vita di questa produzione, dal 1975, anno della creazione, fino al 1995.
Niente didascalie. Poche ma incisive frasi di testimonianza di storiche danzatrici della Compagnia originaria. Si lascia la suggestione alla potenza delle immagini stesse, alla presenza magnetica di Pina Baush, che si espande dai monitor durante una prova con Kiyomi Ichida per il ruolo dell’eletta e a una rara registrazione del 1978 a cura di ZDF del Tanztheater Wuppertal in Le Sacre du printemps, a soli tre anni dalla prima assoluta.
Ismaël Dia (Director of Collections and Curator) dichiara che “le foto sono state scelte tra più di 4000 e mai mostrate prima. Nonostante la fotografia sia statica riescono comunque a mostrare la potenza del movimento.”
“Da questa mostra , come dice Stefan Bauer (Image Archives), possiamo constatare come il potere e l’energia del lavoro di Pina permane nel tempo.”

La protagonista della maggior parte delle fotografie (in questi giorni impegnata con la compagnia scaligera a rimontare le Sacre ) Josephine Ann Endicott racconta: “Per me Pina Baush è una scoperta continua. Ballare le sue coreografie significa ballare qualcosa di più umano e vero che va oltre gli schemi. Significa tirare fuori da se quello che abbiamo dentro per essere una nuova forma di se. Lasciasi andare quindi e darsi veramente usando altri parametri dello spazio e del corpo fino a prima sconosciuti è ciò che vuol dire raggiungere la vera libertà.”
Consapevole e onorato di entrare a far parte di un processo vivo e in continuo arricchimento, di acquisizione e trasmissione al pubblico di uno dei capolavori della danza di tutti i tempi, il Teatro alla Scala non può che unirsi alla frase di ringraziamento che la Fondazione Pina Bausch ha voluto inserire nel colophon della mostra: “Con gratitudine a tutti i ballerini, passati e presenti, che hanno contribuito a plasmare questo percorso nel corso degli anni.”