Dal 18 dicembre al 13 gennaio, con tutte le recite praticamente esaurite, La Bella addormentata nel bosco inaugura la nuova Stagione di Balletto alla Scala.
Fra i capisaldi del repertorio, il “Balletto dei balletti”, come lo stesso Nureyev ebbe modo di definirlo e come è nella percezione di tutti i ballerini del mondo, ha attirato anche i giovani, a cui è dedicata il 17 dicembre la consueta “primina”, presa d’assalto in pochissimi minuti.
Una nuova Stagione di Balletto che si apre e che vede in questi primi mesi un ricchissimo programma di lavoro per la Compagnia scaligera: subito dopo le recite della Bella, il Corpo di Ballo è atteso a Pechino, dove torna con due produzioni mai viste sul palcoscenico della Capitale cinese, a venti anni esatti dalla prima tournée scaligera in Cina e a sette anni dalla precedente tournée a Pechino, mentre a fine gennaio il palcoscenico del Piermarini si apre sulla prima delle due rappresentazioni del Gala Fracci, giunto alla sua quinta edizione nell’anno che coincide con i 90 anni dalla nascita della grande stella italiana e i 5 anni dalla sua scomparsa.
La prima de La Bella di Rudolf Nureyev è dedicata a Giorgio Armani. “Non dimenticherò mai lo sguardo e l’augurio che mi fece il grande stilista quando mi vide entrando in Teatro. Armani fu sempre un grande sostenitore della Scala. Entrò come socio sostenitore nel 1997 per dare una mano in un momento di crisi. Nel 2020, in piena emergenza Covid, volle lasciare un segno vestendo in Armani privé i cantanti ed i primi ballerini dello spettacolo a porte chiuse A riveder le stelle trasmesso in mondovisione.” Dichiara il Sovrintendente e Direttore Artistico del Teatro alla Scala Fortunato Ortombina.
“È uno spettacolo di grande bellezza questa Bella addormentata grazie anche alle maestose scene ed agli splendidi costumi di Franca Squarciapino. Nella sua coreografia Nureyev ha voluto sviluppare tutti i caratteri di maniera che alla fine siano tutti protagonisti. Questo balletto vedrà 4 Aurora (Nicoletta Manni, Martina Arduino; al debutto: Alice Mariani e Camilla Cerulli), 3 principi ( Timofej Andrijashenko; al debutto: Mattia Semperboni e Navrin Turnbull)”, ci dice Frédéric Olivieri, Direttore del corpo di ballo.
Nicoletta Manni afferma che questo balletto è per lei il più complesso del repertorio classico; una sfida per la ballerina che danza il ruolo principale di Aurora che passa dalla fase fanciullesca a quello di donna, dove viene richiesta un’alta tecnicità e al contempo una sensibilità per dare senso ad ogni gesto, una sfida enorme per chiunque lo balli.
“Affrontiamo 4 assoli diversi tutti molto impegnativi. Ballai questo ruolo la prima volta accanto a Polina Semionova ed ero terrorizzato; oggi sono più maturo e riesco a godermi ogni instante. Siamo onorati di dedicare la prima a Giorgio Armani.” commenta Tomofei Andrijashenko.
Alice Mariani dichiara di aver lavorato duro ogni giorno per entrare nello stile e nel ruolo del personaggio. “E’ necessario tantissimo controllo, concentrazione ed eleganza . Davanti alle scene ed ai costumi così ricchi e belli il ballerino è messo a nudo ed è questa la bellezza di questo balletto.”
Navrin Turnbull semplicemente ammette che con con questa scenografia ti senti “piccolo” ma devi trovare comunque il modo per andare oltre e non sentirti sopraffatto.
Camilla Cerulli è emozionata. Questo balletto ha richiesto “un lavoro minuzioso che non è solo fisico ma mentale e musicale. La cosa più difficile è mantenere la presenza scenica e la lucidità costante. Vivo questo debutto con responsabilità e gioia immensa.”
Martina Arduino conferma questo lavoro enorme affinato con lo studio di port de bras e sguardi ed è grata a tutto lo staff per la passione con cui tutti lavorano.
Mattia Semperboni dichiara di non aver mai sognato di riuscire ad avere questa parte ed è felice di essere affiancato da Martina che è una spalla in più poichè ha già ballato questa coreografia.
Infine Kevin Rhodes, Direttore d’orchestra, che ha diretto la musica di questo balletto nel 2001 con all’epoca lo stesso direttore di Corpo di Ballo di oggi, Olivieri, è entusiasta e ci racconta che Čajkovskij rivela dei tentativi e delle sperimentazioni che rendono questa partitura un masterpiece, impegnativo per tutti, e per questo unico ed affascinante.
Come ci ha confessato una ballerina c’è ancora (fortunatamente) qualche giorno per affinare il tutto…e poi…sipario!