Il 1° luglio 2026 alle 21.30, la Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala inaugura il Montecatini Unesco Arti Festival.
Sotto la guida di Frédéric Olivieri, i giovani talenti dell’istituzione milanese si esibiranno nel Piazzale delle Terme Tettuccio. La manifestazione, che proseguirà fino al 5 luglio, celebra il quinto anniversario del riconoscimento Unesco della città termale, valorizzandone la storicità come luogo d’incontro tra benessere, espressione culturale e visioni future.
Il programma della serata, a ingresso libero previa prenotazione, evidenzia la versatilità tecnica e l’espressività degli allievi attraverso un percorso che unisce il fulgore del virtuosismo ottocentesco di Paquitaalle visioni contemporanee di Mauro Bigonzetti e Shahar Binyamini, strutturando un fluido passaggio tra accademismo e sperimentazione.
Il classicismo formale di Paquita
Ad aprire la scena sarà una Suite dal Divertissement di Paquita, caposaldo del repertorio tardo-romantico. Rimontata dai docenti Tatiana Nikonova e Leonid Nikonov sulla celebre versione firmata da Marius Petipa nel 1881 (su musiche di Ludwig Minkus), la coreografia è un banco di prova fondamentale per la danza classica, spesso presentata in forma autonoma proprio per la sua complessità tecnica.
Nella Spagna d’epoca napoleonica, l’intreccio del balletto segue le peripezie della giovane gitana Paquita che, scoperta la propria estrazione nobiliare, potrà infine coronare il suo amore con l’ufficiale Lucien d’Hervilly. Il Divertissement in cui spicca il Gran Pas – articolato in Entrée, Adagio, Variation après l’Adagio, Variazioni e Coda – richiede agli interpreti principali un rigoroso controllo geometrico e una solida maturità interpretativa. Il passo a due dei protagonisti si inserisce con armonia tra le complesse simmetrie disegnate dalle quattordici ballerine del corpo di ballo, per poi culminare in una vibrante Coda finale. Qui, tra brillanti piqués taquetés e impeccabili fouettés en tournant, gli allievi restituiscono intatta la spettacolarità e la pulizia formale della grande tradizione accademica.
L’energia e l’ironia di Rossini Cards
Il fulcro della serata vira verso la danza contemporanea con estratti daRossini Cards di Mauro Bigonzetti, ripreso per l’occasione da Paola Vismara e Walter Madau. Creato nel 2004, il pezzo esalta la plasticità e la reattività dei danzatori, traducendo la partitura di Gioachino Rossini in un mosaico di immagini in perenne movimento: alternanze di linee pure, prese audaci e tensioni corporee che sfociano in una prorompente vitalità. La sequenza coreografica si sviluppa inizialmente sulle note dell’Andante dalla Sonata n. 2 in La minore per archi, specchio sonoro di un assolo femminile dai tratti spezzati e vibranti; a seguire, l’Allegro della medesima Sonata accompagna un terzetto fitto di incastri ritmici e spettacolari elevazioni. Quindi, un secondo assolo femminile sulle punte, rapido e di millimetrica precisione, danzato sul Prélude fugassé (tratto dai Péchés de vieillesse). Dopo un ironico intermezzo che omaggia la nota passione gastronomica del compositore pesarese, si chiude sull’Ouverture de La gazza ladra: un travolgente crescendo rossiniano interpretato dall’intero organico in giacca, pantaloni e basco nero, capace di liberare sul palco una straordinaria forza cinetica.
La ritualità ipnotica di Bolero X
A suggellare la serata sarà l’ultima novità entrata nel repertorio della Scuola: Bolero X di Shahar Binyamini, qui ripreso da Walter Madau. Binyamini, figura di spedizione della nuova coreografia israeliana ed ex interprete della Batsheva Dance Company, ha sviluppato una ricerca originale (collaborando anche con il Weizmann Institute for Science per indagare i punti di contatto tra dinamica dei corpi e scienza), firmando un’opera dalla forte impronta rituale e primitiva. Sulla celeberrima e ossessiva architettura musicale del Bolero di Maurice Ravel, il coreografo dispone sul palco una trentina di allievi. Il focus si sposta sulla profonda connessione del gruppo: i corpi si muovono all’unisono attraverso torsioni, spirali e tensioni continue, generando nello spazio una serie di configurazioni geometriche in costante evoluzione e di forte impatto visivo.